La rete, il metaverso, la realtà aumentata, i social network. L’importanza della vita online è esponenzialmente aumentata nell’ultimo ventennio. Si ritiene che la generazione Z – ovvero quella dei nativi digitali che non conoscono i compact disc o le musicassette per capirci – sia perfettamente inserita nel contesto digitale, tanto da non percepire l’innovazione tecnologica come una rivoluzione. La rete è il luogo in cui oramai ci si forma ed informa, dove si socializza. Amori e amicizie nascono online e si fortificano nella vita reale attraverso l’uso delle chat o dei social. Lo sviluppo tecnologico è talmente rapido da non consentire al Legislatore di regolamentare tempestivamente i fenomeni. Ciò ha comportato la percezione diffusa che in rete siano consentite condotte che nella vita “offline” sono generalmente (e severamente) vietate. Post contenenti ingiurie, diffamazioni e, spesso, minacce sono il pane quotidiano dei social. Allo stesso modo, anche le persone più accorte, contribuiscono, con i loro retweet, alla diffusione di notizie false (fake news), inconsapevoli delle conseguenze anche gravi che possono derivare da un’attività cosi apparentemente innocua. Senza riferirsi alle bufale diffuse durante la pandemia, in cui sono proliferate notizie in merito alle più disparate cure per sconfiggere il Covid, un esempio molto recente può essere verificato qui. Quello delle Fake News è un fenomeno che ha assunto dimensioni mondiali, facilitato dal cambiamento delle abitudini delle persone. Secondo un'indagine (Digital News Report 2022) il 75% degli italiani preferisce l'informazione online a quella offline e il 47% utilizza i social networks anche per informarsi: nello specifico i più giovani preferiscono informarsi su Instagram e YouTube, gli over 35 su Facebook, mentre i giovanissimi hanno scelto TikTok come canale di informazione. Spesso però, sotto il mantello della libertà d’espressione, si nascondono casi di volontaria mistificazione della realtà al fine di orientare le masse. Gli influencer, infatti, non sono tenuti al rispetto degli obblighi e delle prescrizioni deontologiche dei giornalisti: ciò si può tradurre in una meno rigorosa verifica della veridicità delle notizie che, senza un accurato vaglio delle fonti, vengono veicolate sui profili social personali fino a diventare virali. E’ chiaro che non è possibile ipotizzare di tornare indietro, il fenomeno non può essere fermato. La tecnologia digitale e i social rimangono, nonostante le criticità, una risorsa da sfruttare appieno fornendo, rispetto al passato, vantaggi considerevoli. Il Digital Service Act è stato promulgato al fine di creare un ecosistema online sereno e sicuro, destinato ad avere un impatto importante sulla diffusione delle fake news. Il provvedimento, come si dirà, impone alle Big Tech una maggiore responsabilità sui contenuti illegali o nocivi veicolati dalle piattaforme. Il Digital Service Act Il Parlamento Europeo ha di recente approvato il Digital Services Act, un regolamento che sostituisce ed innova la E-Commerce Directive nella quale erano stabilite le responsabilità dei fornitori di servizi di informazione. (Dir. CE 2000/31). Il principio ispiratore del regolamento è che “ciò che è illegale offline lo deve essere anche online”. Con il provvedimento si vuole creare a livello comunitario un ambiente online regolamentato e sicuro attraverso le norme del regolamento e la creazione di figure ad hoc deputate alla vigilanza nei singoli Stati membri. Il Regolamento è destinato a chiunque fornisca “servizi della società dell’informazione”, ovvero tutte le imprese che offrono servizi a distanza, per via elettronica, a richiesta di un destinatario, “normalmente dietro retribuzione”. Come già stabilito nell’E-Commerce Directive, i player del settore, con riferimento ai mere conduit, ai caching e agli hosting provider, non verranno automaticamente ritenuti responsabili delle informazioni immesse in rete da terzi. Ciò in quanto non sussiste un generale obbligo di sorveglianza delle piattaforme. I predetti operatori, infatti, non avranno alcuna responsabilità se: Avevamo già descritto questo meccanismo di esenzione qui. Ulteriore novità del DSA è la creazione dei segnalatori di fiducia: un gruppo di esperti nominati a livello nazionale che dovrebbe garantire una maggiore legalità dell’ambiente online attraverso la segnalazione di contenuti e condotte illegali agli operatori. In sintesi, dunque, il nuovo regolamento mira a velocizzare le procedure per la rimozione dei contenuti illegali e a migliorare il controllo pubblico sulle piattaforme online, soprattutto su quelle più diffuse (le very large platform). In particolare, le previsioni del DSA sono dirette a: Le very large platform Sono previste, inoltre, norme progressivamente più stringenti a seconda della rilevanza del fornitore: in altre parole una “very large company” (ovvero una compagnia online con un numero di utenti mensili medi è pari o superiore al 10% del totale dei consumatori dell'UE e, quindi, al momento, 45 milioni di persone) dovrà osservare prescrizioni, adempimenti ed obblighi molto più gravosi e ciò in rapporto alla responsabilità connessa al rischio di diffusione di violazioni su tali piattaforme. Le piattaforme molto grandi (ad esempio Google, Twitter, Facebook ecc.) saranno, inoltre, obbligate ad un’attività di prevenzione: dovranno valutare i rischi che i loro sistemi comportano, per quanto riguarda non solo contenuti e prodotti illegali, ma anche rischi sistematici per la tutela degli interessi pubblici, dei diritti fondamentali, della salute e della sicurezza pubblica. Le misure adottate dalla very large company dovranno essere adeguate alla valutazione dei rischi e saranno soggette ad audit indipendenti. Consumer e User protection I contenuti sponsorizzati dovranno essere adeguatamente e chiaramente segnalati e, sempre sul fronte della tutela del consumatore c.d. debole, saranno vietate le campagne profilate rivolte ai minori, basate su dati personali e/o dati sensibili. Nell’intenzione del Legislatore, inoltre, c’è la volontà di creare uno spazio commerciale “pulito” anche online. Le piattaforme (esclusivamente quelle “grandi”) dovranno verificare che i venditori forniscano informazioni veritiere e chiare. Dovranno, inoltre, essere condotte verifiche a campione sulla legalità dei prodotti in vendita. I consumatori potranno ottenere il risarcimento del danno direttamente dalle piattaforme se le stesse non avranno adempiuto agli obblighi di verifica dei commercianti. Ed ancora: il DSA si occupa anche dei cc.dd Dark Patterns vietandone l’utilizzo. Le sanzioni Un disincentivo alla violazione delle norme del DSA è costituito dall’impianto sanzionatorio. E’ previsto, infatti, che gli operatori possano essere sanzionato in misura corrispondente al 6% del loro fatturato annuale, oltre a dover risarcire i danni cagionati ai destinatari dei servizi. La definitiva entrata in vigore del DSA, prevista per il 17 febbraio 2024, impone a tutti gli operatori e/o fornitori di servizi interessati di adeguarsi al regolamento. Le numerose novità introdotte e la necessità di declinarle in base alle diverse realtà pratiche, rende opportuno procedere quanto prima alle attività di compliance finalizzate ad apportare i correttivi necessari per farsi trovare pronti. ℹ️ 𝗣𝗲𝗿 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶: ☎️ 06.45551103 📧 amministrazione@studiosalvioni.it 🌐 www.studiosalvioni.it #DSA #Digital #IP #ecommerce #regolamento #europa #social #pubblicità #DigitalServiceAct #fakenews #socialmedia
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