Il 25 novembre ci sarà il “venerdì nero”. Il giorno più amato dagli amanti dello shopping. Quello in cui gli e-commerce, i centri commerciali e i negozietti di quartiere applicano grossi e imperdibili sconti alla maggior parte dei propri prodotti. L’espressione è, nemmeno a dirlo, di origine statunitense. Appare la prima volta negli anni cinquanta: era il venerdì seguente al giorno del ringraziamento, importante festa nazionale americana che si celebra il quarto giovedì di novembre. Dopo i festeggiamenti del giovedì, molte persone rimanevano a casa. Facevano il “ponte” come diremmo noi italiani. Nacque così l’idea di sfruttare commercialmente l’occasione, applicando sconti allettanti e praticando promozioni sulla vendita di beni e servizi. Oggi l’espressione è di uso comune, nota alla maggior parte dei consumatori che la associano ad occasioni di acquisto a prezzi scontati. Noi – a pochi giorni dal venerdì nero - vogliamo aggiornarvi sulla disputa legale che è in corso in Germania sul marchio denominativo "Black Friday" e che, lo scorso ottobre, potrebbe aver scritto il capitolo finale. Nel 2013 veniva depositato presso la DPMA (l'ufficio marchi e brevetti tedesco) una domanda di registrazione relativa all'espressione in questione. Il titolare del marchio (la Super Union Holdings Ltd di Hong Kong) aveva concesso la licenza d'uso alla società tedesca "Black Friday GmbH" che, forte della predetta licenza, ha cominciato a chiedere giudizialmente di inibire l'uso del termine ai rivenditori che decidevano di far uso del termine per pubblicizzare le vendite a prezzo scontato. In tutto sono state depositate 14 richieste di annullamento presso la DPMA, diverse cause davanti al Tribunale Federale dei Brevetti (BPatG) e alla Corte federale di giustizia (BGH). Nel mirino della Holding erano finiti anche giganti come Amazon. Insomma, una questione complessa da risolvere anche in considerazione dei risvolti connessi alla diffusione dell’espressione. Nel mese di febbraio del 2020, il Tribunale Federale dei Brevetti escludeva la protezione al marchio in ragione della notorietà dell'espressione "Black Friday" che, secondo la Corte, già nel 2013 ovvero al momento del primo deposito, aveva ampia diffusione nel mercato dei prodotti elettrici ed elettronici. Nel maggio 2021 anche la Corte Federale si è espressa al riguardo, confermando la posizione del Tribunale dei Brevetti. La holding di Honk Hong e la licenziataria tedesca, però, hanno continuato a mantenere il controllo dell'espressione per tutti gli altri prodotti e servizi (circa 900). Questa situazione, come si diceva, ha avuto fine lo scorso ottobre. Un portale tedesco (BlackFriday.de) aveva fatto causa alla holding chiedendo la cancellazione del marchio per mancato utilizzo ritenendo che, nel corso degli anni, si fosse utilizzata l’espressione solo in modo descrittivo e, quindi, si sarebbe dovuta dichiarare la decadenza per non uso. Dopo aver vinto in primo grado nel 2021, lo scorso ottobre la Corte d'Appello di Berlino ha confermato la decisione. Il marchio Black Friday deve essere, dunque, <<cancellato>> anche per tutti i restanti beni e servizi. Si attendono le motivazioni di una sentenza importantissima con la quale sono state <<superate>> le precedenti decisioni che avevano limitato la loro operatività ad alcuni settori merceologici. Il timing della decisione sembra perfetto, Giusto in tempo per il 25 novembre che darà il via al frenetico shopping in vista del Natale. ℹ️ 𝗣𝗲𝗿 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶: ☎️ 06.45551103 📧 amministrazione@studiosalvioni.it #news #ecommerce # #marchio #cripto #germania #blackfriday #decadenza #UE #diritto #giurisprudenza
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